La recente pubblicazione di La Scelta di poesie nell’incendio del Vesuvio – a cura di Antonio Perrone e Carolina Borrelli – mira ad estendere la ricerca DisComPoSe e l’analisi delle cronache catastrofiche alla poesia lirica. Le poesie sulle catastrofi naturali sono infatti un prodotto diffuso quanto i resoconti stampati e i trattati scientifici in diversi territori dell’Impero spagnolo. Il libro, pur essendo limitato ai confini dell’Italia meridionale, mostra come l’uso religioso di uno strumento mediatico (cioè la poesia lirica in età barocca) possa manipolare la memoria sociale, creando una versione diversa degli eventi traumatici. Testimonia, inoltre, il legame tra la produzione poetica e il potere costituito nel XVII secolo.

Il volume è un’antologia di poesie liriche sull’eruzione del Vesuvio del dicembre 1631 che fu pubblicata a Roma, per Corbelletti, pochi mesi dopo l’evento. Questa raccolta fu curata dal cardinale Urbano Giorgi, e dedicata ad Antonio Barberini, nipote di Maffeo Barberini, cioè papa Urbano VIII (1623-1644). Raccoglie 78 liriche, di cui 24 celebrano la Casa Barberini, che diede i natali ad Antonio e Maffeo, descritti come gli “eroi” di cui il Vice Regno di Napoli aveva bisogno in questa contingenza. I restanti 54 testi descrivono la tremenda potenza del Vesuvio.  Le liriche trovano un terreno comune nella religione cattolica. L’antologia, infatti non solo raccoglie un gran numero di composizioni di cardinali e religiosi (Urbano Giorgi, Vincenzo Martinozzi, Diego Busca ecc.) ma fu promossa dalla Chiesa con intenti politici. Queste poesie miravano a spaventare i cittadini napoletani colpiti dall’esplosione vulcanica, e a convincerli che si trattasse di una punizione divina. In questo contesto, la Curia di Roma era l’unica istituzione che poteva impedire che un’eruzione (o qualsiasi altro disastro) si ripetesse.

 

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