{"id":8628,"date":"2022-12-20T12:38:59","date_gmt":"2022-12-20T11:38:59","guid":{"rendered":"http:\/\/discompose.unina.it\/27-28-ottobre-2022-costruzione-e-trasmissione-della-memoria-delle-calamita-naturali\/"},"modified":"2023-02-28T16:38:41","modified_gmt":"2023-02-28T15:38:41","slug":"27-28-ottobre-2022-costruzione-e-trasmissione-della-memoria-delle-calamita-naturali","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/discompose.unina.it\/it\/27-28-ottobre-2022-costruzione-e-trasmissione-della-memoria-delle-calamita-naturali\/","title":{"rendered":"Costruzione e trasmissione della memoria delle calamit\u00e0 naturali"},"content":{"rendered":"<p>Lo studio della trasmissione della memoria \u00e8 essenziale per comprendere il modo in cui le societ\u00e0 del passato abbiano percepito e interpretato i rischi di origine naturale e come vi abbiano reagito.<\/p>\n<p>Lo hanno ribadito i ricercatori che hanno partecipato al convegno <strong><em>Memoria e oblio di eventi traumatici nell\u2019Et\u00e0 Moderna<\/em><\/strong>, organizzato il 27 e 28 di ottobre dal team del progetto di ricerca <strong>DisComPoSe<\/strong> in collaborazione con l\u2019Instituto Cervantes di Napoli.<\/p>\n<p>Durante queste due giornate di studio ci si \u00e8 interrogati sui processi e sui rapporti di forza attraverso cui le esperienze e le memorie soggettive di eventi traumatici vengono filtrate, rielaborate e ricomposte in racconti condivisi. Ci si \u00e8, inoltre, confrontati sulle forme con cui le societ\u00e0 del passato hanno conservato il ricordo delle calamit\u00e0 che le avevano segnate.<\/p>\n<p>Si \u00e8 indagato lo sviluppo, nell\u2019Europa moderna, di comportamenti adattivi e preventivi suggeriti dalla trasmissione della memoria dei disastri del passato e dimostrato che in alcune aree la trasmissione della memoria favor\u00ec l\u2019elaborazione di pratiche di prevenzione o di risposta e l\u2019istituzione di magistrature con compiti di prevenzione e di mitigazione dei rischi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Gioved\u00ec 27 ottobre<\/strong><\/p>\n<p><strong>Societ\u00e0 Napoletana di Storia Patria<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il convegno \u00e8 stato aperto nel pomeriggio del 27 ottobre nella sede della Societ\u00e0 Napoletana di Storia Patria da una <em>lectio magistralis<\/em> tenuta da <strong>Gabriella Gribaudi<\/strong> (Universit\u00e0 di Napoli Federico II), intitolata <em>La memoria e il racconto della catastrofe.<\/em> La studiosa ha investigato due eventi catastrofici del \u2018900: la Seconda Guerra Mondiale e il terremoto dell&#8217;Irpinia del 1980, analizzando le testimonianze orali dei sopravvissuti e riflettendo sui paesaggi devastati e sulle pratiche di gestione politico-amministrativa della catastrofe a medio e lungo termine. Si \u00e8 soffermata, poi, sugli effetti del disastro quali la trasformazione dei centri abitati e i relativi traumi individuali e collettivi della popolazione colpita. La sua relazione ha sottolineato, dunque, il legame tra disastri bellici e disastri di origine naturale a partire dall&#8217;immagine condivisa delle macerie.<\/p>\n<p>A seguire, si \u00e8 svolta una sessione su <em>Circolazione, comunicazione e costruzione della memoria degli eventi traumatici<\/em>, presieduta da <strong>Pasquale Palmieri<\/strong> (Universit\u00e0 di Napoli Federico II).<\/p>\n<p><strong>Matteo Lazzari<\/strong> (Universit\u00e0 di Napoli Federico II) \u00e8 intervenuto sulla <em>Costruzione di memorie, distruzione di Santiago de Guatemala: il terremoto del 1541 narrato nelle Cr\u00f3nicas de Indias dal XVI al XVIII secolo.<\/em> Il ricercatore ha messo a confronto una serie di fonti storiografiche che testimoniano la grande diffusione (coeva e successiva) della notizia del terremoto del 1541 che distrusse la citt\u00e0 di Santiago de Guatemala. Attraverso un&#8217;analisi diacronica dei testi si \u00e8 soffermato sugli elementi di continuit\u00e0 e rottura nel processo di narrazione dell&#8217;evento e di costruzione della sua memoria.<\/p>\n<p>Nella relazione <em>Por que como a fidelidade Portuguesa seja em toda a parte a mesma: comunicaci\u00f3n, gesti\u00f3n y reacciones a la noticia de la revuelta portuguesa de 1640 en el Imperio portugu\u00e9s<\/em> <strong>Joana Fraga<\/strong> ha, poi, illustrato il colpo di stato che nel 1640 depose Filippo IV a favore del duca di Braganza, Jo\u00e3o IV, e le strategie mediatiche messe a punto dal nuovo monarca per assicurarsi il riconoscimento nei vari domini posti sotto l&#8217;influenza della corona portoghese. Attraverso lo studio della circolazione e del supporto materiale delle lettere inviate dal re, la studiosa ha mostrato i conflitti e le tensioni geopolitiche sottostanti al processo di acclamazione.<\/p>\n<p>Infine, <strong>Gennaro Schiano<\/strong> ha presentato la sua relazione <em>La memoria delle catastrofi nei generi informativi della prima et\u00e0 moderna<\/em> in cui ha rintracciato alcuni dei meccanismi memorialistici propri del racconto delle notizie calamitose nelle <em>pamphlet news<\/em>. Un corpus selezionato di fonti del XVII secolo ha consentito di mettere in luce come al carattere effimero dei materiali di questi testi a stampa corrispondano solide retoriche della memoria.<\/p>\n<p>Il dibattito che ne \u00e8 seguito ha permesso di approfondire alcune questioni quali, ad esempio, il rapporto tra disastri di origine naturale e disastri bellici e la centralit\u00e0 della dimensione orale nella sedimentazione della memoria degli eventi calamitosi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Venerd\u00ec 28 mattina<\/strong><\/p>\n<p><strong>Archivio di Stato di Napoli<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Gli interventi di F. Javier \u00c1lvarez Garc\u00eda, Yasmina R. Ben Yessef Garfia e Federico Palomo del Barrio, sul tema <em>Testimoni della violenza, agenti della memoria, <\/em>sono stati presieduti da <strong>Flavia Gherardi<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>J. \u00c1lvarez Garc\u00eda<\/strong> ha indagato il rapporto tra guerra e memoria, prendendo come caso di studio i due conflitti che hanno interessato il Monferrato nella prima met\u00e0 del XVII secolo. Attraverso l&#8217;analisi di tre cronache scritte e conservate in tempi e modi diversi, \u00c1lvarez Garc\u00eda ha evidenziato come le narrazioni dell&#8217;esperienza di violenza e distruzione causata dalle guerre avessero il chiaro intento di creare empatia nei lettori. Questa analisi ha dimostrato come la rappresentazione emotiva dell&#8217;evento bellico abbia trasformato la memoria collettiva fino a diventare un elemento di produzione d&#8217;identit\u00e0 locale.<\/p>\n<p><strong>R. Ben Yessef Garfia<\/strong> ha ricostruito come l&#8217;ordine agostiniano nel Vicereame del Per\u00f9 nel XVII secolo legasse la legittimit\u00e0 dell&#8217;esistenza del proprio convento alla memoria di un terremoto. L&#8217;analisi critica delle cronache ufficiali prodotte da tre agostiniani di origini ed estrazioni sociali diverse, che selezionarono le fonti orali e scritte del disastro in base alle proprie esigenze, ha rivelato il tentativo dei religiosi di perpetuare la memoria della propria esistenza a livello locale fino a renderla atemporale. Simili cronache, ha dimostrato la studiosa, riflettevano infatti le lotte di potere presenti nella societ\u00e0 e soprattutto tra i religiosi. Nella sua presentazione, Ben Yessef Garfia ha sostenuto che la registrazione del ricordo dell&#8217;evento catastrofico costituiva un manifesto politico degli agostiniani per rivendicare la propria posizione sociale in un rinnovato equilibrio comunitario.<\/p>\n<p>Se l&#8217;identificazione dell&#8217;attivit\u00e0 missionaria nel Giappone d&#8217;et\u00e0 moderna con il martirio \u00e8 ben nota, <strong>F. Palomo del Barrio<\/strong> ha messo in luce come la costruzione della memoria di tale violenza non sia avvenuta solo attraverso la mediazione di Roma. La sua relazione ha mostrato che la &#8220;guerra&#8221; di testi e immagini prodotta dai diversi ordini religiosi in rivalit\u00e0 per accaparrarsi una sorta di primato del martirio ebbe come centri propulsivi anche le capitali delle colonie iberiche. Gli ordini religiosi a Citt\u00e0 del Messico, Manila e Macao si appropriarono della narrazione dei martiri in Giappone e contribuirono all&#8217;elaborazione della loro memoria su scala globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Venerd\u00ec 28 pomeriggio<\/strong><\/p>\n<p><strong>Archivio di Stato di Napoli<\/strong><\/p>\n<p><em>Eventi traumatici e spazio urbano: attori locali della memoria<\/em> \u00e8 il titolo dell sessione presieduta da <strong>Alessandro Tuccillo<\/strong>, che ha visto la partecipazione di Elisa Cimmelli, Beatriz \u00c1lvarez Garc\u00eda e Diego Carnevale.<\/p>\n<p><strong>Cimmelli<\/strong> ha evidenziato i rituali religiosi e i ruoli dei protagonisti delle celebrazioni connesse all&#8217;eruzione vesuviana del 1631. A partire da questo evento vulcanico diventa copiosa la produzione culturale legata alla protezione di San Gennaro. Gli atti dei centenari istituiti in onore del miracolo compiuto dal martire nel 1631 sono una fervida testimonianza di come la Chiesa abbia inteso esaltare la devozione del popolo napoletano verso San Gennaro e la sintonia del corpo sociale con la Chiesa.<\/p>\n<p>Il rapporto tra la memoria di un disastro naturale e i sermoni religiosi \u00e8 stato messo in luce da <strong>B. \u00c1lvarez Garc\u00eda<\/strong>. In particolare, la studiosa ha analizzato come la memoria individuale del trauma del terremoto andaluso del 1680 sia stata presto arricchita dalla memoria culturale dell&#8217;evento costruita dagli ecclesiastici. \u00c1lvarez Garc\u00eda ha cos\u00ec dimostrato che i sermoni prodotti in relazione alla catastrofe si basavano su testimonianze selezionate ad hoc in modo da privilegiare il ruolo autorevole della gerarchia ecclesiastica all\u2019interno della narrazione. Inserendo il terremoto in una serie ricorrente di disastri, inoltre, i religiosi si presentavano come garanti del controllo sociale anche per eventi catastrofici futuri.<\/p>\n<p><strong>Carnevale<\/strong> ha proposto una interpretazione delle alluvioni come indicatore dell&#8217;impatto sulle istituzioni poich\u00e9 trattasi di disastri naturali che si ripetevano di frequente. Lo studioso si \u00e8 interrogato sulla possibile esistenza di una specifica \u201ccultura del rischio\u201d nella Napoli del periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo.\u00a0 Carnevale ha mostrato come la spiegazione religiosa non fosse l&#8217;unica accettata per il verificarsi di un disastro naturale. Le comunit\u00e0 e le istituzioni locali si interessavano alla prevenzione delle inondazioni, ponendo attenzione, ad esempio, alla mancanza di manutenzione delle infrastrutture. Questo dimostra che la documentazione scritta e la memoria dei disastri del passato avevano prodotto importanti conoscenze sui rischi ricorrenti. Tuttavia, nonostante la portata dell&#8217;alluvione del 1727 avesse generato un trauma tale nella memoria collettiva da non essere associata a un ciclo di disastri con cui era necessario convivere, le istituzioni non presero decisioni radicali, ritenendo irripetibile un fenomeno simile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Domenico Cecere<\/strong>, nelle conclusioni, ha messo in evidenza come il trauma sia stato elaborato in forma narrativa e rituale fino a costituire veri e propri monumenti della memoria che rappresentano una mediazione simbolica tra il passato e il presente.<\/p>\n<p>Cecere ha, inoltre, ricordato il rilevante apporto della teoria letteraria, psicoanalitica ed il contributo delle neuroscienze nell\u2019indagine sull\u2019oblio.<\/p>\n<p>Lo studioso ha sollecitato una riflessione, anche attraverso gli strumenti di tali discipline, che permetta di andare oltre una visione &#8220;imposta dall&#8217;alto&#8221;, cos\u00ec come emerge dai documenti, per capire come questi traumi siano stati concretamente vissuti dalle persone.<\/p>\n<p>Infine, ha sottolineato il rapporto tra spazio ed eventi traumatici nell&#8217;esperienza vissuta dai testimoni sopravvissuti. Nei paesi distrutti dalla catastrofe \u00e8 impossibile riconoscersi come comunit\u00e0 e organizzare la propria memoria collettiva perch\u00e9 gli abitanti non riescono pi\u00f9 a identificarsi simbolicamente con i luoghi. Ci\u00f2 crea nei sopravvissuti una sensazione di estraneit\u00e0 al luogo, di incapacit\u00e0 di riconoscere un paesaggio familiare o dei riferimenti spaziali, come emerso nella <em>lectio magistralis<\/em> della Gribaudi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-8871\" src=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-200x150.jpg\" alt=\"\" width=\"588\" height=\"441\" srcset=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-200x150.jpg 200w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-1030x773.jpg 1030w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-768x576.jpg 768w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-1536x1152.jpg 1536w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-2048x1536.jpg 2048w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-1500x1125.jpg 1500w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-705x529.jpg 705w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143115-450x338.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-8874\" src=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-200x150.jpg\" alt=\"\" width=\"585\" height=\"439\" srcset=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-200x150.jpg 200w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-1030x773.jpg 1030w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-768x576.jpg 768w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-1536x1152.jpg 1536w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-2048x1536.jpg 2048w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-1500x1125.jpg 1500w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-705x529.jpg 705w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221027_143148-450x338.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 585px) 100vw, 585px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-8877\" src=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-151x150.jpg\" alt=\"\" width=\"581\" height=\"577\" srcset=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-151x150.jpg 151w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-80x80.jpg 80w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-768x761.jpg 768w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-36x36.jpg 36w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-180x180.jpg 180w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-120x120.jpg 120w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140-450x446.jpg 450w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IGM_20230228_134140.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 581px) 100vw, 581px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-8880\" src=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-186x150.jpg\" alt=\"\" width=\"582\" height=\"469\" srcset=\"http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-186x150.jpg 186w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-1030x832.jpg 1030w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-768x620.jpg 768w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-1536x1240.jpg 1536w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-2048x1654.jpg 2048w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-1500x1211.jpg 1500w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-495x400.jpg 495w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-705x569.jpg 705w, http:\/\/discompose.unina.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/IMG_20221021_163111-2-450x363.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 582px) 100vw, 582px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo studio della trasmissione della memoria \u00e8 essenziale per comprendere il modo in cui le societ\u00e0 del passato abbiano percepito e interpretato i rischi di origine naturale e come vi abbiano reagito. 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